QUAGLIE ALLA GOSFORD PARK

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Premessa

Questa ricetta è stata provata in occasione di una Pasqua per non cadere nel solito agnello o capretto (un agnello o capretto in meno sulla coscienza quindi). Queste almeno erano le intenzioni poi, tra proteste, dimenticanze, menù già sovrabbondati, sono state rimandate alla sera e poi al giorno successivo (grazie alla locale divinità le quaglie hanno tollerato bene l'attesa*) in luogo della solita grigliata (tanto pioveva...).
La ricetta è stata presa dal sito MangiareBene sezione cinema. In effetti la ricerca era partita con l'intento di trovare un piatto del film "Il pranzo di Babette", poi ho letto la ricetta relativa alle quaglie e ho soprasseduto... Ma le quaglie mi intrigavano e c'era questa ricetta. Io il film non l'ho ancora visto e quindi non mi posso certo lanciare in commenti sulla pellicola, ma il piatto merita sicuramente.
La preparazione non è assolutamente complicata a patto che:
- Non seguiate l'impulso di scagliare le quaglie contro un muro mentre cercate di avvolgerle con il lardo.
- Non facciate confusione tra Sherry e Cherry (GRAZIEEEEE GUIDO**!): qui si usa lo sherry***, le conseguenze della confusione potrebbero essere alquanto nefaste...

Il piatto mi ha dato molte soddisfazioni, la salsa l'ho trovata stupenda (anche gli invitati che, finite le quaglie hanno afferrato il pane e si sono lanciati in modo ignobile, ma molto apprezzato dal cuoco, sulla rimanente salsa) delicata e dal gusto rotondo, si sposava perfettamente con la carne delle quaglie.

Ingredienti
(per 8-6 persone o 4 mooolto affamate...)

8 quaglie pulite e private delle interiora
16 fette di lardo
12 prugne in scatola snocciolate
2 cucchiai di miele di acacia
2 scalogni
2 bicchieri di H2O
2 bicchieri di Sherry
6 cucchiai olio di oliva
sale e pepe q.b.

Preparazione

Scaldate in un pentolino 2 cucchiaio d'olio, unite gli scalogni tritati finemente e fate cuocere a fuoco basso fino a quando saranno diventati trasparenti. Aggiungete le prugne snocciolate, due cucchiai di miele, un pizzico di sale, due bicchieri di acqua bollente e fate cuocere il tutto per 3-4 minuti. Togliete dal fuoco, e quando tiepido, frullate il tutto e tenete da parte.
Munitevi di una certa pazienza, pregate che il lardo non sia troppo sottile e avvolgete poi ogni quaglia con 2 fettine di lardo, adagiatele in una teglia, fatele dorare su tutti i lati con gli altri quattro cucchiai di olio, bagnatele con lo Sherry, regolate il sale ed il pepe e fatele cuocere in forno a 180 gradi per circa 40 minuti. Quando le quaglie sono dorate, sfornatele e mettetele sul vassoio di portata. Sciogliete i fondi di cottura della carne a fuoco vivace, aggiungete le prugne frullate, amalgamate bene e versate questa salsa in una salsiera filtrandola attraverso un colino. Mentre ogni commensale forbito ricorderà i suoi santi preferiti e ogni commensale "alla mano" avrà immerso entrambe le mani nella quaglia di competenza ricordate che: "...La salsa va usata sulla carne delle quaglie PRIMA DI MANGIARLA..."


*tanto da spennate e fiammeggiate non è che poi avessero molto da fare...
**Guido è il mio personale riferimento in enologia e affini. Non è iscritto agli Alcolisti Anonimi e non comincia neanche le frasi con "Ciao, mi chiamo Guido e sono...".
***Tanto per farvi capire mi è stato fatto notare che:
"...Lo SHERRY non è un liquore alla ciliegia, ma è un vino, e che vino, non certo uno di quelli che trovi nei supermercati!"
Quindi mi sono messo a cercare in internet e, grazie al sito VinoInRete, è saltato fuori che (cito):
Lo SHERRY (o JEREZ o XERES) non è un liquore alla ciliegia come alcuni credono, ma è un "signor" vino. E' un vino tradizionale, se vogliamo è un po' il papà del nostro Marsala che nacque proprio per merito dell'Inglese John Woodhouse, il quale già conosceva le tecniche di produzione dello Sherry con arricchimento a base di alcol oppure di mosto alcolizzato.

Lo Sherry è un vino speciale di elevato grado alcolico, viene aggiunto anche qui del brandy locale come i vari Cardinal Mendoza e Carlos I che hanno conquistato grosse fette di mercato internazionale.
Il vitigno base è il PALOMINO, uva ricchissima di zuccheri un po' come il Grillo che in Sicilia è la base per il Marsala, il quale consente già in fermentazione lo sviluppo di un elevato grado alcolico. Insieme al Palomino concorre non sempre un'altra uva chiamata PEDRO XIMENEZ . Il Palomino è un vitigno più raffinato dal punto di vista dei profumi mentre il Pedro Ximenez è qualcosa di più grasso e strutturato. Ci sono poi delle nicchie produttive che vedono il PEDRO XIMENEZ vinificato in purezza come il produttore Lustao che fa uno sherry con invecchiamento minimo di 40 anni in botte. Diventa una sorta di melassa che abbinata a praline di cioccolato è qualcosa di particolare.

La lavorazione è simile ad un vino normale con la differenza che le uve vengono fatte un po' appassire e si aggiungono lieviti "filmogeni". Questi microrganismi producono il "velo de flor", un mantello in superficie che protegge il vino da fenomeni ossidativi e allo stesso tempo rilascia aromi particolari precipitando sul fondo. La tecnica di invecchiamento è la "soleras", che consiste nel disporre le botti a caduta in maniera che si esegua il travaso di 1/3 del vino da quella superiore alle due sottostanti. Ogni botte contiene vino di diverse annate per arricchire il prodotto finale di aromi e profumi pregiati.

Il vino di Jerez, lo Sherry, può avere varie denominazioni che indicano semplicemente una diversità e non sono una classificazione di qualità:
- FINO, mai di grandissimo impatto perché gioca tutto sulla finezza e l'eleganza dei profumi ed è un vino secco;
- AMONTILLADO, così chiamato perché le uve vengono tratte da una piccola zona chiamata Montilla, uno sherry più grasso e potente prodotto anche in versione meno secca, un po' abboccata;
- MANZANILLA, secco, delicato e pallido;
- OLOROSO, che è un prodotto spesso e volentieri particolarmente pregiato dai profumi molto intensi. I migliori sono quelli secchi;
- PALO CORTADO, ormai raro, normalmente rappresenta la riserva che le case si scelgono con le migliori uve spesso anche surmaturate.

NB: Da non confondere con lo Cherry Brandy (alc. 34% Vol.), che è un liquore dolce, mediamente alcolico, a base di ciliegie e loro derivati. Di antica tradizione e produzione è diffuso in tutta Europa dalla Danimarca alla Penisola Balcanica. E' un liquore delicato che, nel profumo e nell'aroma ricorda il frutto da cui proviene; le sue note aromatiche infatti ricordano i fiori di ciliegio, poi via via la rosa ed il lampone. Tipico liquore da dessert, va servito a temperatura ambiente.