Lo Stato...
una dubbia aggregazione di individui...
 
 

 

Sono un langoliere e, da bravo langoliere, a volte faccio un po’ di confusione con lo spazio-tempo. Sono qui ad osservare questi dagherrotipi e a rilevare incongruenze, il periodo dovrebbe essere quello che va dal 1908 al 2006. All’inizio del periodo si rilevano grandi sforzi e grandi eroismi a favore di uno Stato che era visto come un’entità nella quale riconoscersi, dalla quale essere protetti e al tempo stesso da preservare e fortificare. Alla fine di questo periodo invece lo stato (il minuscolo non è un errore) ha perso molte delle sue originarie caratteristiche per diventare un qualcosa di sporco e pericoloso, da cui proteggersi, di cui diffidare, qualcosa di minaccioso.
I suoi dirigenti, in principio considerati saggi, statisti e degni di rispetto, all’altro estremo del periodo sembrano solo delle meschine ombre del passato, piccoli uomini le cui azioni sono guidate da interessi che di collettivo hanno ben poco e anzi spesso arrecano danni a quella collettività che il loro operato dovrebbe tutelare.
Lo Stato, in un’ottica democratica, è la somma degli individui che ne fanno parte e che democraticamente eleggono coloro che, per un dato periodo, dovranno condurre tutti (lo Stato, appunto) verso mete precedentemente illustrate. Gli elettori infatti, dovrebbero decidere i loro rappresentati proprio in base alle mete che questi presentano loro per essere poi votati e che permettono ad ognuno di scegliere in chi meglio si identifica.
Il primo paradosso: una collettività che pur definendo i suoi dirigenti poi non vi si riconosce e, anzi, se ne sente minacciata.
Razionalmente parlando, incomprensibile.
Insiemisticamente parlando, una follia.
Umanamente parlando il tutto si traduce in un manipolo di individui che, seppur mediocri, ha convinto la maggioranza che i propri interessi coincidevano con quelli della collettività. Quando la collettività si è avveduta dell’errore ha cercato di porvi rimedio scoprendo però che l’alternativa al precedente manipolo di individui era un altro gruppo che rispetto al primo era solo un “po’ meno peggio”.
E la cosa si è ripetuta, e poi ripetuta, e poi ripetuta, e poi ripetuta, e poi ripetuta, e poi ripetuta, e poi ripetuta, e poi ripetuta, e poi ripetuta, e poi ripetuta, e poi ripetuta…
Di peggio in peggio, sempre un po’ più in là.

Nota a margine: sentirsi minacciati implica porre in essere pensieri ed azioni volte a tutelarsi e a ridurre il potere di chi pone in essere i comportamenti minacciosi. Nel caso dello stato ciò si traduce in un comportamento o in sentimenti eversivi, atteggiamenti che qualunque stato combatte per legittimare se stesso. Si ottiene così il secondo paradosso: dopo aver definito (attraverso i suoi dirigenti) uno stato che minaccia gli stessi elettori che lo hanno creato, questi ultimi vengono combattuti e allontanati per preservare l’esistenza dello stato.

Strano essere è l’uomo.

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