Uso dei Mold

Guida all’uso dei meravigliosi mold (stampi) di HirstArts

Diverso tempo fa mi sono imbattuto in questo curioso sito (www.hirstarts.com), ho cercato di capire cosa trattasse e, quando l’ho finalmente capito, non ci potevo credere!
Il costo non era proprio economico ma la curiosità mi tentava molto.
Ho aspettato un po’, ho chiesto in giro (con “in giro” intendo in internet, in Italia nessuno ne sapeva molto) e, nonostante la scarsa attitudine al bricolage e soci, alla fine ho deciso di provarci.
Mi sono collegato al sito precedentemente citato e, dopo essermi letto tutto il leggibile sul sito (un ulteriore grazie a Bruce Hirst, un vero Knowledge Worker!), ho deciso di fare l’investimento.
Sette molds** (4 Fantasy e 3 Sci-Fi): un discreto impegno finanziario e molti interrogativi. (questo ai tempi della scrittura dell’articolo, oggi il numero è decisamente salito NdL 2017).
Dopo una quindicina di giorni i molds sono arrivati.
Quando ho aperto la scatola sono stato aggredito da una tale nube di polvere borotalco-like che l’antrace a confronto era nulla.
Stampate le istruzioni di Bruce mi sono procurato il materiale e ho stilato un piano di battaglia.
Il piano di battaglia consisteva di quattro fasi: Creazione tessere, Pittura tessere, Creazione base, Assemblaggio scacchiera.
Il materiale prevedeva: una larga spatola, un timer, un tagliere, molti giornali, bicchierini di plastica, cucchiaini di plastica, carta assorbente, uno strofinaccio e, dulcis in fondo, il gesso ceramico.
Dopo una lunga ricerca presso i negozi di belle arti locali sono giunto ad acquistare due prodotti: Marmorina e un’altra polvere simile alla Marmorina ma “no label” (nel senso che la marca non era indicata).
Dunque, a questo punto, un po’ trepidante, ho cominciato il processo che, alla fine, mi avrebbe portato a produrre i primi mattoncini della scacchiera.
Ho seguito ossessivamente le istruzioni datemi dal sito (inclusi gli incoraggiamenti nei momenti di profondo sconforto!).
La parte più difficile è stata capire la giusta consistenza della “pappetta” da colare negli stampi, Bruce indicava la consistenza di un “light milkshake”: non esattamente un indicazione parlante ma, a posteriori, decisamente esatta (a patto di accordarsi su quanto “light”).
Ho preso quindi un bicchiere, ho inserito la polvere, ho messo l’acqua e ho cominciato a girare LENTAMENTE con il cucchiaino (…che le bolle d’aria sono sempre in agguato!).
Una volta prodotta l’immonda pappetta e dopo aver immerso tutti gli stampi in una soluzione di acqua (molta) e brillantante per piatti(pochissimo), ho messo sul tavolo lo strofinaccio piegato in tre e sopra ci ho posizionato il tagliere (in modo che non fosse proprio stabilissimo).
Sopra al tagliere ho messo alcuni giornali (che minimizzano lo sfacelo) e quindi ho messo gli stampi.
A questo punto, ultima girata con il cucchiaino, e ho cominciato con la “colata”.
Sulla “colata” merita spendere due parole, ho già accennato alle bolle d’aria, ecco, quelle piccole carogne sono sempre in agguato quindi, per evitarle, occorre picchiettare con costanza il tagliere mentre si versa (tagliere che basculerà un pochino sullo strofinacio facendo emergere le odiate bolle).
Questo artigianilissimo metodo minimizza le bollicine o addirittura le annulla.
(Sul sito c’è un comodo How-To per costruirsi un tavolo vibrante con e senza l’aiuto di un vibro-massaggiatore… Se la parola “vibrante” vi ha fatto venire un’idea meravigliosa che non implica un vibro-massaggiatore, immagino che funzioni anche così, si).
Dunque dove eravamo rimasti?
Ah si!
Avevo colato la pappetta negli stampi.
Ora occorre attendere circa 6 minuti e poi si passa la spatola con un’inclinazione di 45° in varie direzioni per livellare la base dei pezzi.
Quindi si aspettano altri 25 minuti e si staccano i pezzi (operazione banalissima in quanto il silicone si piega meravigliosamente!).
Altri 40 minuti in cui si guardano i pezzi con commozione, esaltazione (del tipo: “IL MONDO E MIOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!” con conseguente risata diabolica) e incredulità e il gioco è fatto!

*I molds non sono altro che degli stampi di silicone

ED ORA UNA PICCOLA GUIDA VISUALE!

La Creazione


Prima di iniziare occorre lavare gli stampi poi, come suggerito da Bruce (l’autore degli stampi), li ho spruzzati con una soluzione di acqua e brillantante per piatti, per diminuire la tensione superficiale dell’acqua e quindi le famigerate bolle d’aria.

 

 

Brillantante?!?!?!?! Brillantante?!?!?!?
SI PROPRIO BRILLANTANTE, ne bastano poche gocce per tutta l’acqua contenuta nel nebulizzatore.

(Coop è indicativo, assumo che vada bene qualunque marca).

Ed ora la materia prima per l’immonda pappetta…

…la Marmorina, il misurino verde proviene da una confezione di latte in polvere che, tra l’altro, è IDENTICO alla marmorina, meglio fare attenzione.

 

Ora, dove creare l’immonda pappetta?
L’autore dei mold propone di utilizzare bicchierini di plastica ma, vuoi per l’impatto ambientale, vuoi per l’impatto economico (alla lunga), vuoi anche per la capienza, un giorno sono andato nel locale grande magazzino di bricolage e ho comprato questa roba. E’ semplicemente PERFETTA e costa 4 euro.
Credo che la vendano per fare la calce in piccole quantità.

La si riempie di marmorina q.b., si aggiunge acqua q.b. e si gira LENTAMENTE
(si lo so, q.b. è odioso, ma in questo caso occorre provare ma, basta farlo due volte e si impara subito!)…

 

 

 

 

…ricordate un “light milkshake”

 

 

 

Si cola, di nuovo, LENTAMENTE.
Noterete che, sotto gli stampi, sono presenti volantini di cari supermercati locali. conviene usarli onde evitare di dover scrostare marmorina un po’ ovunque
(come si potrà facilemente comprendere dalle prossime immagini).
Ovviamente non è necessario che siano volantini… basta che siano buttabili dopo (Io non userei le pagine di un manoscritto del 200 d.c. ma se volete…).
Il vantaggio è che una volta finito, si fa una palla con la carta e nessuno si accorge di niente! (Per alcuni mold più complessi, sul sito di HirstArts trovate anche i consigli per colare il gesso nei modi più efficienti NdL 2017).

Una volta finita la colata, si comincia a percuotere con veemenza l’asse su cui poggiano i mold.
(ah! Per inciso, quelli blu sono mold “autoprodotti”)

Se poi pensate a qualcuno che vi sta sulle pa… sull’anima, percuotere con veemenza, vi verrà veramente bene e vedrete affiorare le odiate bollicine d’aria. Continuate fino a che non ne affiorano più.

Io ho fatto così: Ho preso un tagliere, l’ho coperto di opuscoli, ho posizionato al centro uno spessore (tovagliolo piegato) che permettesse al tagliere di “basculare” e poi ho picchiato sul tagliere producendo la vibrazione “anti-bollicine”.

Dopo circa 6 minuti si spatola via tutta l’eccedenza…
…in modo che i bordi siano tutti ben visibili.

E dopo 25 minuti:

ECCO I PEZZI!!!!!!

Basta estrarli dagli stampi.

Ed ecco che l’eccitazione e l’estasi della creazione si impossesserà di voi!

Se vi state chiedendo come estrarre i pezzi dagli stampi, forse le prossime due foto vi saranno d’aiuto.

Il silicone… che materiale meraviglioso:

qui permette di creare meraviglie
in cucina fa sfornare leccornie
le donne… vabbè lasciamo perdere.

Se poi decidete di non usarli più per un po’ li cospargete di borotalco e li mettete via.

      

Fine del Tutorial sull’uso dei mold di HirstArts.

Spero vi sia stato chiaro e vi abbia trasmesso un po’ di quell’entusiasmo che provo ogni volta che estraggo dei pezzi da uno stampo (l’entusiasmo è immutato anche dopo anni NdL 2017).

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