Privacy Policy The Strange - S01x04 Parte Seconda - Prima Missione: Mostri, Gatti e altre cose - Il sito del Langoliere

The Strange – S01x04 Parte Seconda – Prima Missione: Mostri, Gatti e altre cose

Tutto il gruppo, compreso il gatto, sale sul furgone, prima fermata scena del crimine, seconda fermata il pub dell’università.
Mentre si dirigono all’università Alexandra persuade Solomon a non usare sempre e solo le armi.
Alexandra, Jerry, Solomon e il gatto arrivano all’università e individuano il pub.
Jerry cerca di capire dove poter lasciare il furgone cercando un posto che permetta, nel caso, una rapida via di uscita.


Parcheggiano il Van e entrano nel bar, Alexandra, Solomon con in braccio il gatto e Jerry a chiudere.

Il pub dell’Università

Il chiacchiericcio si ferma di botto e tutti si voltano verso di loro.
Si sentono delle risatine tra i tavoli.
Alexandra, ricordandosi di essere accompagnata da un sociopatico e un paranoico dissociato sussurra: “Ragazzi, respirate e non fate niente, fate parlare me”
Solomon si dirge verso il bancone, mostra il tesserino della fondazione e appoggia il gatto sul bancone.
“Buongiorno, stiamo cercando Lea, ci può dire dove possiamo trovarla?” si affretta a dire Alexandra
“Cercherò di essere breve e conciso” dice il barista che ignora la ragazza “Uno: non sono amessi animali nel locale, meno che mai sul mio bancone e Due: lei chi diavolo è? Tre:” indicando il tesserino “questo cosa dovrebbe essere?”
“Noi siamo qui per conto della polizia di…come cazzo si chiama sto posto?” risponde Solomon
“Portland?” suggerisce Jerry stupito, che si aspettava già di vedere uno scenario morte, sangue e distruzione, evidentemente la persuasione ha funzionato.
“Ah, si ecco, Portland, stiamo cercando Lea come possibile testimone di un omicidio” finisce Solomon
Alexandra, che cercava di attirare l’attenzione su di sè, alza gli occhi al cielo.
“Lea?” Il barista si è fatto pensieroso, “non si è presentata a lavoro da due giorni”
“E quando l’ha sentita l’ultima volta?” chiede Solomon
Il barista sembra interdetto: “Ehm… Due giorni fa”
“Il mio collega voleva dire se lei avvisato che non sarebbe venuta e cosa lei ha detto” interviene Alexandra
“Si, mi ha detto che non stava bene, abita non distante da qui, giusto due isolati” e gli comuncia l’indirizzo.
Jerry si guarda intorno e nota che alcuni avventori stanno filmando la scena con i cellulari e avvisa gli altri.
Alexandra dice a tutti e due: “Uscite subito io finisco”
Pochi istanti dopo lei e Solomon sentono Jerry che carica il fucile e urla: “METTETE IMMEDIATAMENTE VIA QUEI CELLULARI! TUTTI!”.
Alcuni cellulari cadono per terra.
“Ragazzi ora noi uscire con eleganza e facciamo finta che tutto uno scherzo” la voce di Alexandra non riesce a nascondere parecchio nervosismo.
“Andarsene!? Ma scherzi? Io non mi muovo da qui fino a che non mi danno le risposte che ci servono e poi c’è Jerry che ci copre pure le spalle!” Solomon soffoca un sorriso dicendo l’ultima frase.
Arriva a tutti e tre un messaggio da Katherine: “Ragazzi, la Fondazione è abituata a gestire queste situazioni e, nel vostro caso, vista la vostra inesperienza, stiamo chiudendo un occhio, ma non esagerate, la Fondazione si avvale infatti di una figura che viene chiamata il Risolutore, va tutto bene fino a quando il Risolutore non si deve occupare do voi, mi avete capito? Cerchiamo di tenere un basso profilo, ma questo, immagino, lo abbiate già sentito.”
“Ragazzi andiamo, Jerry metti via fucile” insiste Alexandra “ORA”.

La porta divelta

Il gruppo che sta controllando la scena del crimine guarda la stanza in cui è stato trovato l’ultimo cadavere.
L’omicidio deve essere avvenuto vicino alla porta d’ingresso che è divelta, poi il corpo è stato trascinato fino in sala, la scia di sangue non lascia molti dubbi sulla dinamica.
Norma analizza la scena e il cadavere, l’uomo è stato ucciso da poco, al massimo mezz’ora fa.

Alexandra comuncia a tutti che Lea manca da lavoro da due giorni e teme sia già morta, interviene Solomon che suggerisce che Lea potrebbe essere il mostro e comunica che ha deciso di chiamare il gatto Merlino.
Il gruppo che è andato da Lea comunica agli altri che si stanno dirigendo a casa sua per vedere se la trovano.

Intanto Steven chiede ai poliziotti presenti notizie dell’uomo deceduto.
L’uomo si chimava Earnest Cooper, era commesso in un negozio poco distante, era a casa in malattia pare sia stato colpito sulla schiena.
Norma, guardando la porta, nota che è stata prima aperta e, solo dopo, divelta e, inoltre, sullo stipite, vede dei segni che sembrano appartenere a ossa o aculei, non sembrano tanto appuntiti, è più dei solchi, due solchi.
Ci sono anche tracce sulla porta.
Sembra che si sia ingrandito entrando e gli siano cresciuti gli aculei.
La stanza sembra abbastanza ordinata, non pare ci sia stata una vera è propria collutazione.
Sembra che l’essere si sia inginocchiato, si notano dei segni sul sangue, si notano anche delle impronte di scarpe, maschili, taglia 43-45.
Norma va improvvisamente verso il guardaroba, lo apre e trova appesi 5 vestiti tutti uguali con un logo sopra, doveva essere la sua divisa.
Comunica tutto ai compagni.
Aldo Maria si ferma di colpo, la sua testa richiama l’immagine di un individuo che, mentre entravano nell’edificio, era vestito così e stava uscendo.
“Dobbiamo muoverci! Il killer è vicino”
Aldo Maria ricorda anche che è un uomo bianco, alto, con quella divisa e con un cappello da baseball che stonava molto.
Norma fa una foto alla divisa e la spedisce alla polizia dicendo di cercare un uomo bianco alto con quella divisa e con un cappello da baseball e che è da considerarsi armato e molto pericoloso.

Il Van

Jerry, ancora scosso, arriva all’indirizzo di Lea e comunica al suo gruppo che preferisce restare nel Van.
Scendono in due.
Alexandra, mentre si dirige all’appartemento di Lea, viene chiamata dal comandante che le chiede dove sono perchè pare siano arrivate immagini in centrale di persone che gli rassomigliano che scatenano il caos in un bar.
“Scusa” dice il comendante “mi sta arrivando un messaggio da una del tuo gruppo. Ma state facendo passi da gigante! Evidentemente non eravate voi! A dopo!”
La ragazza tira un sospiro di sollievo e suona il campanello.
Nessuna risposta.
Solomon si appoggia al portone e… CRICK!
Il portone si apre, Alexandra lo fulmina con gli occhi “Ma puossibile che tu non riuscire a non rompere qualcosa! Tu deve imparare ad ascoltre me!” lo rimprovera Alexandra.
“Ma non ho sparato a nessuno!” protesta Solomon.
Entano nell’edifico e si dirigono al secondo piano dove si trova l’appartamento di Lea.
Alexandara prova a scassinare la porta ma non ci riesce “Provo io?” le chiede Solomon facendogli l’occhiolino.
“Prova tu a bussare! Prima!” risponde secca lei
Solomon si avvicina alla porta e sente che dentro l’appartamento c’è qualcuno e che ha appena abbassato il volume del televisore.
Intanto Jerry è tornato sui suoi passi e ha deciso di raggiungerli.
Solomon comunica a tutti le novità e Jerry decide di passare dalle scale anti-incendio per provare ad accedere dalla finestra mentre gli altri due provano ad entrare dalla porta.
Alexandra bussa e di risposta si sente, da dentro all’appartamento, una donna gridare: “ANDATE VIAAAAAAA”.
Solomon decide di forzare la porta dell’appartamento che cede immediatamente.
“Ma nuo! Ma è proprio vizio! Tu deve fare qualcosa!” lo rimprovera Alexandra.
Dall’altra parte Jerry vede dalla finestra la scena: una ragazza esile, ma alta, seduta in mezzo alla stanza con i capelli lunghi che però, come percorsi da un’enorme scarica di elettricità statica, fanno una raggera intorno alla sua testa fissa la porta di casa sua che si apre, sembra che Solomon stia entrando ma poi, improvvisamente viene scagliato indietro.
Anche Solomon la vede per un breve attimo ma viene immediatamente lanciato contro la parete opposta e perde l’arma e il gatto, che scappa.
Jerry ha visto che, quando Solomon ha aperto la porta, tutti i vetri intorno a Lea sono scoppiati e tutti gli oggetti nella stanza sono stati proiettati sul soffitto dove permangono.
Gli viene in mente che, la ragazza non sembra avere il controllo e pensa che avere dei tranquillanti sarebbe bellissimo.
Alexandra recupera il gatto ed entra dicendo “Questo è gatto di Mary”
“Mary è morta!” risponde lei
“Siamo qui per salvare te, siamo come te, sappiamo di Mary, non riusciti noi ad arrivare in tempo per lei ma tu sei in pericolo, permetti noi di aiutarti” continua a parlare Alexandra.

Casa di Lea

La ragazza sembra stupita e pare inziare, lentamente a calmarsi al suono della voce di Alexandra.
Negli auricolari di Steven, Norma e Aldo Maria si sente la polizia che avverte “Individuato il soggetto, lo seguiamo a distanza”
I tre comunicano con i compagni che stanno per mettersi in moto per intercettare il killer.
“Noi siamo un po’ nelle curve” Risponde Jerry “abbiamo trovato Lea, la situazione è complicata, Solomon è a terra, ripeto, Solomon è a terra”.
“Ok, il primo che risolve la sua situazione raggiunge gli altri” propone Norma
“Bene, fatevi dare la nosta posizione dalla polizia” suggerisce Aldo Maria.
“Noi ci stiamo dirigendo verso il soggetto” dice Steven parlando alla polizia “non ingaggiate per nessun motivo!”
Mentre si incamminano per individuare il killer a Norma viene improvvisamente in mente che tutte le vittime avevano in comune qualche debolezza: leucemia una, evidente stato di debolezza i due clochard, molto sovrappeso e malata l’ultima.
“E’ il classico comportamento da predatore” dice Aldo Maria dopo che Norma ha condiviso la sua intuizione.
Steven contatta la fondazione per chiedere rinforzi e gli viene risposto che faranno il possibile ma che tutte le unità sono attualemente impegnate.
Il coordinamento della Fondazione si raccomanda di non ingaggiare l’essere in pubblico ma di limitarsi a seguirlo fino a che non sarà in un luogo isolato.
I tre vedono il soggetto svettare tra la folla.
Si avvicinano a una decina di metri chiacchierando come se fossero degli amici in giro per shopping.

Alexandra dice a Jerry di venire a recuperare Solomon e di dirigersi verso il resto del gruppo che sembrano aver bisogno di aiuto, “Pare siano incollati dietro mostro”, conclude.
Solomon si rialza, recupera l’arma e, insiema Jerry si dirige verso il Van.
Lea, sposta i cocci di vetro e si siede sul divano.
Alexandra, sempre parlando e, molto lentamente, le si avvicina e le chiede se si può sedere vicino a lei.
Lea annuisce.
Sedendosi, Alexandra nota che gli oggetti che sono stati lanciati in aria, sono ancora lì vicini al soffitto sospesi nel nulla.
Appena le si siede vicino Lea la abbraccia e, tra le lacrime, la investe con un fiume di parole.
Le chiede scusa per quello che è accaduto al suo amico ma, da quando si è lasciata con Mary, le dice, “il mondo è lettralemente espolso, non capisco cosa stia succedendo, COSA MI STIA SUCCENDENDO! Queste strane cose che faccio sono quelle che piacevano a Mary! Perchè adesso capitano a me?”
Lea è chiaramente vicina ad un crollo psichico.
Alexadra sta seriamente pensando di contattare la Fondazione per richiedere un’estrazione.

Pochi minuti dopo Solomon individua Norma e gli altri due, rallentano e comunicano di averli raggiunti.
“Ottimo! Grazie!” gli risponde sottovoce Steven “Ma Lea è con Alexandra da sola?” continua lui.
“Si ma sembrava poter gestire la situazione” replica Jerry.
“Tu come stai Solomon?” chiede Steven.
“Abbastanza bene, niente di preoccupante” dice Solomn e poi: “Come ci coordiniamo?”
“Fondazione, qui agente Aldo Maria, come di dobbiamo comportare con la creatura? Pare essere una specie di mutaforma in viaggio da qualche ricorsione. Una volta che lo avremo raggiunto lo dobbiamo catturare o eliminare?”.
“Come si era detto” rispondono dalla Fondazione “se il tizio è spaventato, dialogante, accomodante, disponibile, gli si parla, altrimenti non credo che vi si debba dire altro”.
“Aldo Maria, pensiamo a portare a casa la pellaccia, va” gli dice Norma “e, considerando che siamo poco più che apprendisti, sarà già tanto!”
La sera si avvicina, la gente incomincia a diradarsi, non sembra che il tipo abbia voglia di interegire con qualcuno, procede dritto.

Container vicino al fiume

L’inseguito si sposta verso il fiume e si sta dirigendo verso una zona dove sembrano esserci dei docks, un magazzino.
Aldo Maria guarda l’ora, sono le otto e mezza.

Alexandra e Lea si stanno prendendo un tè e chiacchierano, Lea si è molto tranquillizzata e accarezza Mizzy/Merlino, il gatto, che le si è seduto a fianco.

Steven chiama la Fondazione e gli chiede se possono investirlo con il Van.
“Siete sicuri che sia lui?” gli viene risposto.
Un momento di silenzio e poi Aldo Maria risponde: “Ora, tutti gli indizi puntano su di lui ma adesso proviamo a parlargli e vediamo se ci si trasforma in Godzilla”.
“Cervelloni” dice nell’interfono Solomon “Che facciamo?”
Aldo Maria nota una macchina della polizia in lontananza ferma.
“Noi si resta sul Van e voi due fate finta di essere una coppietta!” propone Jerry
“Ok, noi facciamo la coppietta, ok, ottimo suggerimento, ma chi lo contatta?” chiede Aldo Maria sul cui volto cappeggià un sorriso che va da orecchio a orecchio.
“Secondo me, un: Fermati sei in arresto.” propone Aldo Maria
“Io preferirei un: Ciao! Ti ricordi di me!” suggerisce Norma
Steven, parte in avanti, gli si avvicina, e urla “Hey! Tu!”

“Hey, tu!” e il tizio si gira.

L’essere si ferma, raddrizza la schiena. E’ veramente molto alto, un buona corporatura e fissa Steven con due occhi azzurrissimi.
Steven nota che, sotto il cappello sembra calvo.
“Mah! Me lo facevo più segaligno! Non male!” esclama Norma
“Segaligno? Cos…” dice Solomon
“Lascia perdere” taglia corto Norma
“Ciao! Ti avevo visto nel negozio di sport? E ti stavo proprio pensando, volevo chiederti se fate delle offerte e poi mi sei passato davanti uscendo da un edificio”.
“In negozio si!” risponde “Ma visto che anche tu sei da queste parti sei interessato ad altro?”
“E’ gay?” chiede Norma
“Insomma Norma! Un po’ di professionalità” replica Solomon.
“Bigotto” risponde Norma
“Ma per caso tu sei stato da quelle parti anche dopo il lavoro?” continua Steven
“Si, li abita un mio amico”
“E come si chiama?”
“Helmut Karl” risponde lui
“Ma lo sai che oggi, proprio dal palazzo da cui ti ho visto uscire hanno ucciso una persona?”
“No! Ma non è Karl, vero?” Il soggetto pare sinceramente preoccupato.
“No, no, tranquillo, si chiamava Earnest” gli ripsonde Steven
“Lo devo assolutamente chiamare, sarà preoccupatissimo!” sembra dire tra sè e sè.
“Vedi che era gay!” sottolinea Norma
“Ma basta!” sbotta Solomon esasperato.
“Senti, già che ti hanno visto uscire dall’edificio, ti andrebbe di venire con noi?” prosegue Steven
“Noi, chi di preciso?” Chiede l’uomo alto.
Steven gira rapidamente la testa e vede quelli che sembrano Norma e Aldo Maria avvinghiati ad una quindicina di metri e gli pare che Aldo Maria stia interpretando la parte in moodo molto convincente con atteggiamenti decisamente equivoci.
Un furgone apparentemente parcheggiato è fermo dall’altra parte della strada ad una ventina di metri.
“Ehm” bisbiglia nel microfono del dispositivo di comunicazione.
“Steven sfodera il tuo lato romantico, è gay!!!” gli dice Norma! “Convincilo ad entrare in un container”
“Oh mio dio! Adoro i piani ben riusciti” Solomon è esasperato e scende dal Van. Mentre passa vicino alla coppia Aldo Maria/Norma, anche lui è stupito dall’entusiasmo interpretativo di Aldo Maria, e raggiunge Steven.
“Credo che stia arrivano un altro pezzo del NOI” dice l’uomo rivolto a Steven e poi, rivolto a Solomon “Buonasera!”
“Buonasera!” gli risponde Solomon.
“Senti” prosegue “Vi spiace se chiamo Karl, ho proprio paura che sia in difficoltà!”
Poi si ferma un istante e, rivolto a Steven “Ma voi siete della polizia o cosa?”
“Si, siamo il detective Starr e il detective Kane, FBI, siccome sei stato visto sulla scena del crimine, dovresti venire con noi, magari hai visto qualcosa che ci può essre utile” dichiara Steven
“Ok, se vi posso essere utile, ma prima vorrei davvero chiamare Karl”
“Karl sta bene, lo abbiamo già interrogato noi” gli mente Solomon
“Si ma sarà preoccupatissimo!” replica lui
Norma usa il crypto che le indurisce la pelle e dice ad Aldo Maria “Penso che dovremmo andare”
“Sicura?” chiede Aldo Maria
“Si” risponde Norma “Staccati!”
Aldo Maria, che considera di aver toccato delle vette fino a quel momento inesplorate, un po’ deluso smette di fingere di essere l’amante focoso d una coppia.
“Il crypto indurente, ma porc, io anche senza, dovremo riprendere il discorso, secondo me c’è della chimica” pensa mentre si prepara allo scontro.
Norma si dirige verso Steven e Solomon, seguita a breve distanza da un Aldo Maria evidentemente deluso.
“Senti, finiamola” dice Steven “Siamo conivinti che tu sia in qualche modo coinvolto in diversi omicidi degli ultimi giorni, che tu abbia bisogno di nutrirti e che tu venga da un altro mondo e se hai voglia di farci ritorno dovresti venire con noi…”

Spliced Bestiario (p. 124)© 2017 Wyrd Gamas/Monte Cook Games, LLC

Mentre Steven parla il corpo dell’essere comincia a mutare, spuntoni emergono dal suo corpo strappando in più punti i suoi vestiti, si allungano le braccia e anchen il suo corpo diventa più grosso.
Jerry esce dal furgone con il fucile d’asasalto con il colpo in canna, pronto per essere usato.
Finita la trasformazione il mostro trafigge con i suoi artigli Steven.
Norma prova a farlo levitare ma l’essere non si muove.
Jerry correndogli incontro gli spara e lo colpisce in pieno, poi lo supera e si pone alle sue spalle
Steven, colto di sorpresa dall’attacco, fa cadere la pistola.
Solomon e Aldo Maria mancano il bersaglio.

Intanto, a casa di Lea, Alexandra le chiede se lei acconsente a chiamare la Fondazione, lei risponde che se Alexandra le assicura che si prenderanno cura di lei e la accompagnerà, per lei va bene.
Alexandra chiama e alla Fondazione le chiedono se la situazione è sotto controllo.
Lei risponde “Si, tutto a posto, Lea è d’accordo a venire alla Fondazione ma mi ha chiesto di accompagnarla”
“Perfetto” le rispondono “Allora accompagnala tu, qui la situazione è un delirio e distaccare agenti per il prelievo è un caos che non ti fai idea, a presto”
Alexandra allora comunica ai compagni ciò che gli ha detto la Fondazione
“Il mostro ci sta facendo un culo pazzesco, Steven è a terra con quell’affare che lo ha azzannato al collo, NON E’ IL MOMENTO” le urla Solomon nell’orecchio.
“Uhm, bene” dice Alexandra, rivolta a Lea “Hai voglia di vedere un film, magari uno romantico? Poi con calma ci dirigiamo alla Fondazione, direi che non abbiamo fretta”.

Il mostro nota che Steven sta perdendo sangue e decide di riattaccarlo, lo insegue e lo azzanna.
Jerry lo prova ad attaccare ma, benchè alle spalle, lo manca, l’essere è molto veloce.
Norma decide di sparare con la pistola e riesce a colpirlo.
Il mostro continua ad attaccare Steven ferendolo gravemente.
In molti provano a colpirlo ma il tipo risulta particolarmante coriaceo e molto rapido.
Norma continua a ferirlo sparandogli addosso e l’essere, malconcio, fa un salto incredibile è si pone sopra un container
Solomon si ricorda che uno dei crypto che gli sono stati dati era un casco che gli hanno detto rendergli più semplice azioni molto difficili, decide che è venuto il momento di usarlo, lo indossa e prova a sparare al mostro ma lo manca.
Aldo Maria e Norma lo colpiscono, rispettivamente con una magia e un proiettile.
Jerry e Solomon gli corrono dietro ma, mentre il primo lo manca, il secondo lo coplisce e l’essere crolla a terra.
Entrambi lo controllano per accertarsi del suo stato e poi Solomon chiama il capo della polizia “Abbiamo abbattuto l’essere e ora ci occuperemo del suo trasporto alla Fondazione”
“Ok, ottimo lavoro grazie! Metodi abbastanza inusuali ma un’altissima efficienza! Complimenti! Alexandra salutami Katherine”
La rilassatezza del capo della polizia insospettisce Solomon che incomincia a pensare che il suo interlocutore non fosse solo ciò che diceva di essere.

Viene caricato sul furgone il cadavere adeguatamente imbustato e il gruppo recupera Alexandra e Lea.
Poi, tutti insieme, si dirigono verso l’aereoporto dove riprendono l’elicottero che li aveva portati a Portland.
Mentre l’elicottero li riporta a Seattle, Alexandra le mostra la scatola di legno che hanno trovato a casa di Mary e le chiede se ne sa qualcosa.
Lea racconta che da qualche tempo non si parlavano più molto e, attraverso un amico comune, sapeva che Mary aveva ricevuto un pacchetto che era destinato a lei.
Lei non sapeva cosa fosse e non c’era mai stata l’occasione di scambiarselo.
“Perchè me lo chiedete? E’ importante? Avete scoperto cosa conteneva? E’ legato in qualche modo alla morte di Mary?” chiede lei.
Alexandra si accorge che il suo equilibrio è a rischio e decide di lasciare perdere “No, nulla, ci chiedevamo appunto cosa contenesse, non ti preoccupare”.
Il gruppo arriva alla Fondazione, Alexandra accompagna Lea, le lascia i suoi contatti e il personale della Fondazione comincia a prendersi cura di lei.
Gli altri portano invece il corpo dell’essere al laboratorio e gli viene detto che si tratta di un essere mutato attraverso pratiche di biongegneria la cui firma è inequivocabile: viene da Ruk.

Dr. Kissinger

Gli innesti sono stati inseriti per creare una macchina di morte. Questi esseri continua il Dr. Steve Kissinger, che sta esaminado il soggetto, vengono  costruiti per essere inviati in un luogo e uccidere tutti i presenti.
“Sono molto utilizzati dalla malavita su Ruk, come avete fatto ad abbatterlo?” chiede.
Solomon e Steven gli raccontano come si è svolto il combattimento e Steve gli dice “E’ evidente che il vostro avversario stesse già soffrendo gli effetti del processo di disgregazione, diversamente avreste avuto molte più difficoltà e, probabilemente, perdite, comunque complimenti, avete fatto cose ben sopra le vostre possibilità!”
Intanto Norma si è infilata camice, guanti, mascherina e occhiali: “Quando cominciamo?” chiede al Dr. Kissinger
“Scusi?” replica lui
“Su, su, che se ha detto che questo mi si disgrega ci dobbiamo muovere, io voglio dissezionarlo e studiarlo”
Il dottore resta basito.
Gli altri li lasciano insieme mentre sentono la voce di Dr. Kissinger in lontananza
“Signorina cosa fa?”
“Lasci stare quella sega circolare!”
“Aspetti!”
“No ferma non tocchi quello strumento!”

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